mercoledì 30 marzo 2011

Profumi di primavera



Quando alle sei sono passato per il giardino della cappuccine - dopo una giornata di pioggia - ho sentito un profumo così intenso di primavera, che mi ha messo subito di buon umore.

martedì 29 marzo 2011

Sulla porta di chiesa



Certe coincidenze sono sempre piuttosto sorprendenti.
Per una assoluta casualità ho celebrato la messa di domenica delle 18.30 nella chiesa del collegio: la prima volta in cinque anni.
All'inizio vedo entrare un mio alunno di I con i suoi genitori. La cosa mi fa piacere.
Dopo la messa la mamma viene a salutarmi e mi confida: "In questo periodo con X è proprio un disastro. Oggi lo abbiamo proprio dovuto costringere a venire a messa con noi". Rimandiamo la conversazione a martedì mattina. Il lunedì X mi incontra all'ingresso di scuola e mi dice: "Hai visto ieri come eravamo posizionati a messa? Guarda, è successo di tutto, una cosa da non dire, chissà cosa ti dirà mia madre". X mi sembra sconfitto e sconsolato. Gli dico che mi interessa moltissimo sapere il suo punto di vista.
Arriva martedì mattina insieme alla mamma di X, una signora molto brava, disponibile a mettersi in discussione. Parliamo di X e di questo fatto, e cerco di spiegarle il mio approccio non autoritario, fondato sulla stima verso l'altro e la libertà. Il discorso si fa interessante, e la signora ha l'impressione di avere esagerato. Ma non si nasce bravi genitori, tutti hanno il diritto di fare degli errori. La conversazione con X è ancora da fare, ma il pensiero a X che - giustamente - si ribella, mi ritorna continuamente.
Così, mentre celebravo la messa questo pomeriggio, ho avuto un flash.
Se Gesù tornasse oggi, Lui, durante la messa, starebbe seduto fuori, sui gradini della chiesa,  con tutti quei ragazzi che a messa non ci vogliono andare, e che i genitori, in buona fede vogliono obbligare.
E quei ragazzi, con Gesù, mentre gli adulti sono a messa, ci starebbero molto bene.

Laurea di Luca


Questo pomeriggio Luca si è laureato in economia con 110 e lode. E' stato molto brillante nel presentare la sua tesi, dedicata ai problemi di sicurezza nel trasporto commerciale marittimo dopo l'11 settembre. E' interessante quando, per caso, si conosce o si capisce qualcosa che non fa parte del nostro abituale orizzonte.
Mi ha fatto piacere esserci. Il pomeriggio primaverile dava al tutto una cornice di benessere e di gioia.




Al bar con Silvia



Stamattina Silvia mi ha invitato al fare colazione insieme, in uno dei tanti bei bar che ci sono nelle vicinanze. E' molto piacevole chiacchierare al tavolino, davanti a un cappuccino e una brioches. Tra l'altro ho finalmente detto a Silvia cosa ho imparato da lei, e intanto il clima attorno a noi era molto familiare: ogni tanto entrava nel bar qualcuno di conosciuto. Alla fine, quando siamo usciti, la nostra consumazione era già stata pagata da una persona amica. Mi ha fatto molto piacere.

La malinconia superata



Domenica sera sono tornato dal bivacco, un fine settimana con 44 ragazzi, dai 6 anni in su. Tutto è andato molto bene, ma sono arrivato così stanco a casa che sono stato pervaso dalla malinconia. Un mix di sentimenti vari che mi facevano sentire il vuoto dopo due giorni così pieni e intensi.
Poi, come ogni domenica, sono andato alla CdG, e lì ho ritrovato gli animatori con cui avevamo condiviso il bivacco, insieme ad altri amici. La serata è stata così bella, nella sua tranquillità, che mi ha completamente rigenerato. L'ho avvertito - con gioia - come un piccolo miracolo.

lunedì 28 marzo 2011

Un atto di libertà?



Non sono ancora sicuro di aver compiuto oggi un atto di libertà o se si sia trattato di un gesto di presunzione o addirittura di arroganza.
Quando ho saputo dell'elezione di A. ho sentito la spinta a scrivergli per dirgli quanto ne pensavo, e non era un messaggio di augurio.
Sulle prime non volevo inviarlo, ma tenerlo come una sorta di mio promemoria. Poi in un impeto, l'ho spedito. E' esattamente quello che penso - mi sono detto - ed è tempo di essere veritieri, di non avere paura della propria libertà. Forse qualcuno ci potrà leggere dell'altro in filigrana, e magari avrà ragione anche lui. Io ho provato a farlo come atto di libertà.

venerdì 25 marzo 2011

Le libere associazioni del 25 marzo


Nei miei pensieri era chiaro da diversi giorni che oggi sarebbe stato il compleanno di mio padre. Ma non pensavo a questo quando stamattina ho scoperto che la mia bravissima collega ha sposato un cuglieritano. Ovvio il mio riferimento a S'Archittu, insieme all'annotazione - chissà perché mi viene sempre quasi fosse uno stereotipo - della prima casa costruita da mio padre.
E non pensavo a questo quando, tra ieri e oggi, riascoltavo il brano "Typewrites" sentito ieri a "Sei gradi" su RadioTre - dialogo musicale tra una macchina da scrivere e una orchestra, e mi veniva in mente la macchina da scrivere olivetti di mio padre.
E così Arcidano, che si sovrapponeva a S'Archittu nei miei pensieri. Ma è stato un bel modo per festeggiare un compleanno.

mercoledì 23 marzo 2011

Capitolo generale



In questi giorni si svolge il nostro Capitolo generale. Sei anni fa c'ero anche io. E' passato tantissimo tempo da allora, e non parlo del tempo "cronologico".
Oggi sono ben vaccinato da ogni desiderio di essere tra coloro che decidono, da ogni seppur debole tentazione di carriera. Mi sento così libero, fortunato, felice, pensando agli sfortunati capitolari... che vorrei che questo capitolo generale in corso non finisse mai e poi mai!

Sole di marzo e tulipani



«Sono sbocciati i tulipani!» E' la notizia che mi giunge in questi giorni da più parti.
Un tempismo perfetto con la primavera.
Sono i tulipani che ho preso ad Amsterdam a fine anno. Era giorni freddi, bianchi di neve, corti.
E ora questi primi giorni di primavera sono inondati di sole, di luce, tepore: una sensazione inebriante.
Oggi al porticciolo e nella spiaggetta qui di fronte ci sono i primi bagnanti.
Tutto parla di un rilassante benessere.

martedì 22 marzo 2011

Giornate cariche



Ieri e oggi sono stati giorni molto carichi: incontri, colloqui, telefonate, situazioni impreviste da affrontare. Stranamente però tutto questo era come filtrato dalle bellissime giornate di sole che hanno caratterizzato l'inizio della primavera. Non era lo stress, o la drammaticità di certi racconti a prevalere, ma l'impressione che ormai la luce si sia fatta strada, abbia sfondato il buio e lentamente ci si prepari ad una estate particolarmente ricca.

domenica 20 marzo 2011

Lettere dall'inconscio



Sono tre notti che mi risveglio dopo sogni intricati, storie notturne inquietanti, viaggi impossibili, comparsa di personaggi da lungo tempo dimenticati.
Il mio inconscio mi scrive le sue lettere. Avrà ancora molto da dire?

sabato 19 marzo 2011

Alternativa alla grande luna



Il cielo coperto e la pioggia mi impediscono di vedere la grande luna. Peccato, ci avevo sperato e contrariamente a tante altre volte mi ero ricordato e attrezzato.
In compenso il temporale, con i suoi continui fulmini che si schiantano in mare illuminando a giorno, sono un bellissimo spettacolo alternativo.

giovedì 17 marzo 2011

Il lento avanzare verso la primavera



La pioggia di questi giorni, e la pioggerellina di oggi avevano un sapore nuovo.
Così come la lunghe giornate: oggi alle sei e mezza c'era ancora una bellissima luce.
Sento l'arrivo della primavera.

mercoledì 16 marzo 2011

Selvatico



E' quello che pensa di me (rispettosamente, affettuosamente) M: una persona selvatica.
Non avrei mai scelto per me questo aggettivo, ma dietro ci ho scoperto molte verità.

martedì 15 marzo 2011

Il tavolo da ping pong



Qualche domenica fa l'ex-nuovo-tavolo-da-ping-pong della Cdg, dopo soli due anni, è crollato a terra irrimediabilmente distrutto, vittima di troppa foga dell'ultimo giocatore, oltre che di mille altri prima di lui. Si potrebbe obiettare che il tavolo probabilmente non era abbastanza robusto per le nostre esigenze, o anche che ciò che costa poco vale poco. D'altra parte, con un po' di attenzione in più, il tavolo sarebbe durato molto più a lungo. Un bel dispiacere vedere quei ruderi in un angolo della grande stanza.
Ma non mi sono perso d'animo. Ho smontato tutti i pezzi e recuperato i due piani azzurri, una veloce puntata all'ikea per prendere qualche gamba di tavolo, la collaborazione di T. che mi ha prestato l'avvitatore, l'aiuto di Robi e di qualche altro bambino desiderosi di fare pratica con viti e affini e... il tavolo da ping pong era di nuovo in piedi, ora solidissimo e praticamente nuovo. Una bella soddisfazione.

lunedì 14 marzo 2011

Una bella serata



Serata molto bella, ieri sera, alla Cdg. Esattamente quello per cui è nata. Oggi eravamo una moltitudine (4 kg di pasta per la pizza...). E' stata l'occasione per tanti incontri: alcuni veloci, altri scherzosi, altri decisamente seri e impegnativi, fino all'ultimo, con Marco, seduti in cucina a fare il bilancio di oggi, guardare avanti e fare progetti. (Fino all'ultima telefonata di L. quando ormai avevo spento la luce e pensavo di addormentarmi tranquillamente).
Una potenzialità di rapporti enorme, nata praticamente dal nulla.

domenica 13 marzo 2011

Senza parole



Una mail di P. ricevuta qualche giorno fa mi ha lasciato sbigottito e senza parola.
Mi racconta che pochi giorni fa la sua nipotina di 9 anni è morta per un male incurabile scoperto solo qualche mese fa.
Per due giorni ho sentito il peso di rispondere alla sua mail, per dirle tutta la mia vicinanza, mentre mi trovavo nell'impossibilità di dire qualsiasi parola che non fosse invadente, di troppo, inutilmente consolatoria.
Oggi finalmente le ho risposto, perché non potevo rimanere in silenzio, ma ho provato a usare parole che dicessero - nell'amicizia - tutto questo. 

sabato 12 marzo 2011

Morning has broken



Da quando ieri l'ho scoperta, non riesco a farne a meno. La canzone, nella versione cantata da Rita Sannia ed in quella originale, si sovrappone esattamente a quanto vivo in questi giorni.
Non è una semplice colonna sonora, ma qualcosa che sembra scaturire da dentro di me.
Da tempo una canzone non mi faceva questo effetto.


MORNING HAS BROKEN
- Cat Stevens -
Morning has broken, like the first morning
Blackbird has spoken, like the first bird
Praise for the singing, praise for the morning
Praise for the springing fresh from the word

Sweet the rain's new fall, sunlit from heaven
Like the first dewfall, on the first grass
Praise for the sweetness of the wet garden
Sprung in completeness where His feet pass

Mine is the sunlight, mine is the morning
Born of the one light, Eden saw play
Praise with elation, praise every morning
God's recreation of the new day

Morning has broken, like the first morning
Blackbird has spoken, like the first bird
Praise for the singing, praise for the morning
Praise for the springing fresh from the word 


L'ALBA E' SORTA
- Translation by Nausicaa -
L'alba è sorta, come la prima alba
L'uccello nero ha cantato, come il primo uccello,
Lodate il canto, lodate l'alba
Lodate la frescura che sorge dal mondo.

Dolce cade la nuova pioggia, luce dai Cieli,
Come la prima rugiada, sulla prima erba,
Lodate la dolcezza del giardino umido
Che nasce già completo dove i Suoi piedi si posano.

Mia è la luce del sole, mia l'alba,
Nata dall'unica luce che l'Eden vide giocare,
Lodate dal cuore, lodate ad ogni alba
La nuova creazione divina del nuovo giorno.

L'alba è sorta, come la prima alba
L'uccello nero ha cantato, come il primo uccello,
Lodate il canto, lodate l'alba
Lodate la frescura che sorge dal mondo.


venerdì 11 marzo 2011

Questo mio blog


Questo mio silenzioso blog mi sembra come il messaggio dentro a una bottiglia lanciata a mare aperto. Non so mai se e dove arriverà.
Questo mio silenzioso blog mi sembra come l'eco che risuona nella valle. Sembra una risposta, in realtà è sempre la stessa domanda che vaga senza trovare un approdo.


giovedì 10 marzo 2011

Luca


Oggi Luca mi ha stupito.
Ci siamo incrociati all'ingresso di scuola dopopranzo, durante i corsi di recupero.
Mi ha guardato e ha capito esattamente come stavo.
Sono rimasto di stucco di fronte alla sua schiettezza mista di innocenza.
E' stato l'unico. Eppure - pur essendoci tra noi un legame profondo - non ci vediamo spesso, non c'è tutta quella consuetudine che c'è con tanti altri.
Gli è bastato uno sguardo dietro al quale c'era tutta la sua amicizia.

mercoledì 9 marzo 2011

Tutti ritornano


Durante la stagione dell'amore mi capita di stare un po' più da solo. I miei giovani amici sono tutti impegnati nelle loro questioni di cuore: chi implicato direttamente, chi a sostenere qualche amico o amica, o a fare da mediatore in qualche storia tutta da costruire.
Questa libertà fa parte del tacito patto che vige tra noi: nessuna interferenza, nessuna imposizione, solo la libertà di essere amici, nei momenti migliori e in quelli peggiori, nella presenza e nell'assenza.
Qualcuno sempre molto vicino, sembra all'improvviso sparire dall'orizzonte, e anche quando è presente fisicamente, non c'è con la testa ed il cuore.
Ma poi, all'improvviso... tutti ritornano.
Oggi, nello stesso momento, il mio telefono ha iniziato a superlavorare. Mi chiamava P. da M., completamente in crisi. S. voleva fissare un appuntamento per parlare. M. mi scriveva le sue considerazioni dopo essersi prodigato, assai inutilmente, a conquistare C. E anche F. ci si metteva, ma questa volta di persona.
Tutti di nuovo qui, con qualche ferita da curare, e un grande bisogno di non sentirsi soli.

La stagione dell'amore


E' decisamente iniziata "la stagione dell'amore". Non per me, ma per molti miei giovani amici, che dopo la settimana bianca sono impegnatissimi sul versante sentimentale. Da quanto vedo capitare intorno a me, credo sia vero che con la primavera si risveglia qualcosa nel cuore delle persone, diversamente è difficile spiegare tanto attivismo su tutti i fronti.
Li guardo con molta simpatia questi miei giovani amici alla ricerca dell'amore. Li guardo con molta curiosità quando li vedo "organizzare" le loro questioni di cuore quasi fosse qualcosa da comprare o mercanteggiare, con tanto di mediatori in grande azione. Non mi faccio vedere, scuoto la testa tra me e me e penso: "purtroppo non durerà, e qualcuno ne patirà". Non intervengo mai, se non quando sono sollecitato a farlo, e anche in quelle occasioni sto in punta di piedi: non ci sono risposte da dare, ognuno deve trovare le sue. Cerco di dire solamente che solo nell'autenticità, nella libertà e nella spontaneità della vita si può trovare qualcosa che vale.

Cinque chiavi per il futuro


La mia visita domenicale alla Feltrinelli di Genova ha fruttato finalmente qualche libro appassionante, dopo un lungo periodo di letture non soddisfacenti.
Si tratta di "Cinque chiavi per il futuro", di Howard Gardner. Conoscevo la sua teoria sulle intelligenze multiple per averla incrociata in varie occasione durante i miei studi, ma è la prima volta che leggo un suo libro.
Qui Gardner parla di cinque modalità dell'intelligenza essenziali per affrontare il futuro: l'intelligenza disciplinare, sintetica, creativa, rispettosa, etica.
Sono solo all'inizio, ma la lettura si annuncia decisamente interessante.


giovedì 3 marzo 2011

Arrabbiato


Non sono facile alle arrabbiature, per questo sono più sensibile e vulnerabile quando mi capita.
E' una delle occasioni in cui mi sembra di cadere nel buco di cui parlavo nel post precedente.
Ultimamente mi è capitato più volte, l'ultima poche ore fa.
In genere mi sento colpevole, dopo essermi arrabbiato, anche quando ho le mie ragioni. Considero - credo sbagliando - una sconfitta ogni arrabbiatura, anche perché è una perdita di controllo e per me il controllo su me stesso rappresenta sempre qualcosa di fondamentale.
Ma perché oggi mi sono arrabbiato? Cosa era questa rabbia che montava e che poi si è espressa in una telefonata che voleva partire cortese e che non ha fatto altro che lasciare uno strascico di irresolutezza?
Spesso mi arrabbio perché mi pare di avere subito un torto - così era oggi - di essere stato privato di una mia prerogativa, di qualcosa di "mio". Ma dietro la rabbia oggi ho letto anche una venatura di "vendetta": l'occasione per esprimere il malcontento a persone verso le quali ho sempre cercato di superare un fastidio, un'antipatia, un mio sentirmi decisamente dall'altra parte rispetto a loro.
Per queste sfumature il sentimento non mi appare nobile. Tant'è... mi sono arrabbiato, e non mi è ancora passato e rimugino tra me e me le parole che vorrei ancora dire ma che non hanno un destinatario... una sorta di "furia". Non è l'episodio in sé che mi fa arrabbiare, ma tutta la costellazione di significati che io ci ho messo sopra. Alla fine sono sempre io a determinare quanto mi accade, a riempire di significato gesti e situazioni (niente è in realtà inevitabile, oggettivo, categorico).
Ma arrabbiarsi è umano, e forse permetterlo, di tanto in tanto, è una medicina.

mercoledì 2 marzo 2011

Non cadere nel buco



Questo pomeriggio ho rischiato di cadere in un buco. Non sono inciampato, ma mi è accaduto che un evento, piuttosto secondario, rischiasse di farmi leggere negativamente tutto quanto accaduto la settimana scorsa.
Mi sono reso conto che tante volte un particolare minore, ma carico emotivamente, mi fa deformare la realtà, impedendomi di vederla nella sua globalità.
Per fortuna me ne sono reso conto, e ho deciso di non permettere quello che alcuni psicologi chiamano "effetto alone".

Il mondo è più bello a 360 gradi.

martedì 1 marzo 2011

Una cosa che ho imparato da Silvia



Ogni cosa - anche bella - porta con sè qualcosa di incompiuto.
Mi è capitato durante la settimana bianca.
Un incomprensione ha generato un equivoco con una persona, che è stato poi impossibile chiarire.
Mi è tornata in mente Silvia. Anche con lei mi era capitata una cosa simile: una leggerezza da parte mia, una promessa non mantenuta. Impossibile scusarsi, ero nel torto marcio, e lei me lo faceva notare.
Mi dispiaceva questa situazione, che mi pareva senza uscita. Come fare? Come farmi perdonare?
Le parole in questi casi non servono. Ho ricominciato lì dove avevo sbagliato, senza più fare promesse ho cercato di mantenerle. La risposta di Silvia non si è fatta attendere, ed il filo si è riannodato, nonostante le migliaia di chilometri che ci separano (lavora in Brasile per due mesi e per due mesi torna a casa).
Non c'è altra strada anche questa volta. Ma forse è una strada sicura. Non faccio più promesse, cerco solo di mantenerle.

lunedì 28 febbraio 2011

Uno dei motivi per cui credo che fb sia una grande opportunità



Qualche settimana fa sono stato contattato su fb da un mio vecchio compagno del liceo. Non era uno dei miei migliori amici, però avevo per lui stima e simpatia. Mi ha fatto piacere incontrarlo di nuovo dopo molti anni e averlo a portata di click. Averlo tra gli amici di fb non significa tanto comunicare continuamente, ma riscoprire una vicinanza.
Ieri un altro mio compagno del liceo - a cui ero molto affezionato, un ragazzo molto buono - attraverso questo primo compagno, mi ha ritrovato e mi ha chiesto l'amicizia. E' uno dei promotori di una iniziativa di solidarietà (http://www.mikimemory.it/) nata alcuni anni fa dopo la morte di Michele, un altro nostro compagno. Grazie a lui ho recuperato questo legame, che avevo perso negli anni, e ritrovato in rete anche la moglie di Michele.
Questo "ritrovamento" multiplo mi ha dato molta gioia. Ecco uno dei motivi per cui credo che fb sia una grande opportunità.

Guardate i gigli dei campi

L'organizzazione della settimana bianca è stata ottima. Grazie all'aiuto di tutto, soprattutto di chi è venuto appositamente per collaborare alla sua riuscita, siamo riusciti a risparmiare qualcosa. Ero contento di mettere questa cifra nella cassa della CdG, con l'intenzione di utilizzarla come fondo cassa per il viaggio che faremo a Madrid quest'estate in occasione della giornata mondiale dei giovani.
Tuttavia un'incidente banale ed evitabile, ha prodotto un grosso danno al pullmino che ci avevano prestato, così che questa somma non basterà per ripagare il danno. La cosa mi è ovviamente dispiaciuta molto, e mi ha anche fatto rabbia. Poi però me ne sono fatto una ragione, anche perché mi è sembrato evidente che c'era in me un certo attaccamento a questo gruzzoletto, per quanto non fosse destinato a me.
Tornato a casa mi sono reso conto che il Vangelo di domenica era la bellissima pagina del discorso della montagna dove Gesù ci invita a non preoccuparci dei beni materiali, ad osservare gli uccelli del cielo, i gigli dei campi: Dio, che pensa a loro, non avrà a maggior ragione cura di noi? "Voi - ci dice Gesù - valete molto di più". Ho trovato così una risposta definitiva, rassicurante e rappacificante a questo spiacevole imprevisto. Altro che fondocassa, siamo i più ricchi, figli ed eredi del Creatore del mondo.

domenica 27 febbraio 2011

Una casa da adottare


Sono tornato nella bellissima casa di Chezal dopo due anni. La casa è molto bella, con i suoi spazi interni e con i tipici balconi in  legno di montagna. Tuttavia mi è stato subito chiaro che - per tutta una serie di eventi - la casa era in stato di abbandono. Non tanto nel senso materiale, quanto per il fatto che nessuno in questo momento se ne occupava. Una casa così bella lasciata a se stessa... mi è parso un assurdo.
Abitandoci per una settimana con i miei 36 compagni di settimana bianca, giorno per giorno la casa è diventata sempre più mia: ho cercato di curarla, e intanto mi mi sembrava di rispondere ad un'attesa, ad un bisogno di cura, di affetto.
Ho passato diverse ore nella notte tra giovedì e venerdì a pulire la cucina, e giovedì mattina - con l'aiuto di tutti - l'abbiamo rimessa a nuovo. Anche le case hanno un'anima.

sabato 26 febbraio 2011

Ritorno


Ritorno da Chezal-Sestriere, ritorno dalla settimana bianca, ritorno al blog dopo tanto tempo.
Dopo un grande pieno, oggi un grande vuoto, colmato da piccoli segni di ripresa: ordinare, sistemare, riorganizzare...
E' bello tornare a casa e trovare la camera pulita (grazie a Carla).
Fa piacere sapere che tutti sono stati contenti, che è stata una settimana da non dimenticare.
E' importante che quasi tutti gli ostacoli siano stati superati, che gli inevitabili momenti di tensione si siano sciolti, che sia stato percepito il grande lavoro di squadra che abbiamo fatto tutti insieme.
Un grande vuoto, dopo una settimana dilatata nel tempo e nello spazio, colmato da una grande pace.

martedì 18 gennaio 2011

Chiudere i cerchi


Non mi sembra vero che siano passati ormai sei-sette anni da quando la dottoressa Dalla Morte, nelle sue lezioni molto coinvolgenti all'internoviziato dai padri pallottini, ci insegnava a "chiudere i cerchi".
La settimana scorsa ho voluto chiuderne uno.
Durante l'incontro al Centro Mariapoli di Castelgandolfo, mi sono ritagliato un dopopranzo per andare silenziosamente a Grottaferrata. Ho preso l'autobus, sono sceso a Poggio Tulliano e ho ripercorso, a piedi, la strada fatta centinaia di volte. Con la macchina fotografica ho fissato quasi ogni momento. E ogni momento, ogni passaggio metteva a fuoco non tanto un ricordo del passato, quanto una persona. Così è stato davanti alla Virgo Fidelis, pensando a suor Maria Goretti, davanti alla casa del Giudice, le suore polacche, il Colonnello, i Gigli, Maria, Giuseppina, Giovanna... e poi Luigi e Antonello, le suore napoletane, don Raffello, Paola, Agostino, Bianca... Confesso che all'inizio mi batteva forte il cuore, ma la passeggiata, in un meraviglioso pomeriggio di sole, mi ha rasserenato.
E' stata una strana sensazione quella di arrivare a Casa Pino e di non poter più entrare, di saperla ormai abitata da altri. Ma nessuna nostalgia, piuttosto la consapevolezza di aver vissuto anni belli, di avere degli amici, delle persone care, alcune ancora vive, altre già nell'altra vita.
Mentre camminavo - sentendomi in qualche modo invisibile - pensavo a come sarebbe diverso se arrivassi a Grottaferrata oggi, come forse sarei più capace di amare la città, come desidererei entrare più in relazione con le persone: in quegli anni noi vivevamo piuttosto isolatamente, e l'apertura del cancello era stata una scelta importante, ma durata troppo poco per diventare incisiva.
Nessuna cattiva nostalgia, molta pace, e un cerchio chiuso.
Ora ci potrò tornare ogni volta che vorrò e potrò, ma sarà diverso.

lunedì 17 gennaio 2011

Di nuovo Underground


Nei primi tre mesi di scuola ho trascurato l'Underground. Raramente ho aperto la porticina di legno rossa che conduce a questo mondo "sotterraneo", preso come ero dalle tante realtà da avviare nel nuovo anno scolastico. Avvertivo però un vuoto: la mia assenza dall'underground mi impediva di essere completamente presente nel piccolo mondo della scuola. Prima di Natale, e poi nelle vacanze, mi è parso arrivato il momento di riaprire la porta: è di nuovo l'ora dell'underground. Neanche a farlo a posta contemporaneamente alla mia decisione alcuni ragazzi mi hanno cercato per riprendere a studiare insieme.
Così oggi, alle 14.30 la saletta sotterranea ha ripreso vita. Ed è accaduta una cosa un po' magica: aperta la porta, l'underground si è immediatamente ripopolata, quasi che - silenziosamente - tanti non aspettassero che quel momento. La vita è ripresa. Alle 16.30 sono andato via lasciando un bel gruppo di ragazzi a studiare. Quando sono ripassato, sul tardi, la porta era chiusa, la luce spenta, ma dentro tutto era in perfetto ordine.

lunedì 3 gennaio 2011

Ineke e Leo


Leo e Ineke mi hanno accolto nella loro casa. Una bella abitazione a Hendrik-Ido-Ambacht, una cittadina di venticinquemila abitanti a pochi chilometri da Rotterdam. Senza prevederlo, sono stato catapultato in un mondo prima di quel momento sconosciuto e inimmaginabile. Tra me e loro non c'era alcun legame, se non l'incontro di Rotterdam che aveva portato loro alla disponibilità ad ospitare due persone. Totalmente sconosciuti, nessun vero legame tra noi, ed io improvvisamente dentro la loro casa. Una situazione molto stimolante.
Per fortuna Ineke parlava un po' di italiano, per cui ci si poteva capire per le cose più importanti. Con Leo invece era più complicato.
Al primo impatto mi sono sembrati un po' impacciati, non abituati ad avere ospiti. Mi sembrava che non sapessero bene come comportarsi, nonostante la buona volontà di essere ospitali. Ed io non avevo molti mezzi per sostenere la conversazione e farmi conoscere.
Per alcuni giorni ho condiviso con loro la colazione, al mattino, e poi un po' di tempo la sera, davanti alla televisione. Giorno per giorno è accaduto qualcosa. Lentamente si è creato un legame, e queste persone mi sono apparse in tutta la loro originalità.
Ineke è una donna silenziosa, difficilmente sorride, è esile, ma piena di energia. Leo è un po' burbero, ma ogni tanto fa delle battute. La casa ha un grande salone al pian terreno, con due enormi finestre ai lati corti, ed è arredato con buon gusto: i quadri, i mobili, le candele, gli addobbi natalizi parlano di grande armonia e comunicano un senso di calore e benessere. Pian piano scopro che Ineke e Leo viaggiano per l'europa in roulotte, e ogni anno trasformano il viaggio in un libro fotografico. Così ho potuto viaggiare con loro, ripercorrendo i loro passi. Hanno due figli, dei nipoti, la mamma di Ineke, a 94 anni, è morta un mese fa. Forse per questo Ineke è un po' triste. Solo dopo i primi giorni scopro che Ineke è cattolica, mentre Leo è protestante, ma non c'è alcun problema tra loro per questo, in Olanda è la normalità.
Guardano alla tv programmi interessanti: un bel concerto la prima sera, un programma che ripercorre i mondiali di calcio per la nazionale olandese fino alla finale persa con la Spagna, un'altra.
Poi ho scoperto che le sculture che si trovano nella sala sono di Ineke che è un'artista. Lavora le pietre, la ceramica, ho osservato le sue mani e mi hanno dato il senso dell'operosità. 
Ineke cura anche una pagina sulla bibbia per i bambini (l'ora dei bambini) nel giornalino parrocchiale: lo fa da venti anni, mi ha mostrato tutte le puntate, mi ha colpito pensare che facciamo la stessa cosa (io preparo un foglietto tutte le domeniche: il vangelo dei ragazzi).
Ieri, prima della partenza, sono venuti a messa con me, nella chiesetta cattolica della città. Credo che in quel momento il legame tra noi sia stato in qualche modo "sigillato".
Credo poi di avere conquistato la simpatia di Leo, che mi ha manifestato con piccoli gesti la sua benevolenza, fino ad accompagnarmi il giorno della partenza all'autobus e salutarmi molto affettuosamente.
Non ho fatto nessuna foto della casa, di Ineke e Leo, ci ho pensato ma poi non l'ho fatto.
Questo veloce percorso dall'estraneità all'amicizia mi ha colpito molto e mi conferma nella mia idea che l'uomo è prima di tutto profondamente buono.

domenica 2 gennaio 2011

Ritorno da Rotterdam


Alle 7 del mattino, dopo un lungo viaggio iniziato alle 14 di ieri, attraverso l'Olanda, il Belgio, il Lussemburgo, la Francia, la Svizzera e l'Italia, sono rientrato in pullman da Rotterdam.
Giorni speciali, indescrivibili, e allo stesso tempo molto semplici.
Mi fa sempre uno strano effetto quando ho la fortuna di conoscere una nuova città: basta un giorno per sentirsene cittadini e, in qualche modo, appropriarsene.
Mi ero fatto alcune idee su quest'esperienza, e come capita spesso, tutte le mie aspettative sono state disattese. Il primo giorno, mentre aspettavo che la famiglia che mi ospitava venisse a prendermi, dopo il lungo viaggio di andata, e dopo lo smembramento in due del nostro gruppo (mi ero fatto l'idea che saremo stati insieme tutto il tempo), ho avuto un attimo di sconforto. Mi sono chiesto cosa sarebbe successo in quei giorni di incontro: le cose sarebbero andate bene, come quasi sempre mi è capitato, o questa volta no, sarebbe stato un fallimento? C'è sempre un momento di incertezza nelle nuove esperienze, occorre un piccolo salto in avanti, nel buio... La risposta è arrivata già la mattina dopo: tutti i ragazzi erano contenti. Ora posso dire che è stato un bene che le mie aspettative siano state disattese: mi ha permesso di vivere questi giorni con una apertura diversa.
La comunità di Taizé non mi ha deluso. L'incontro era preparato molto bene, nei dettagli, eppure non è mancato neanche questa volta l'incontro personale, mi colpisce questa intenzione - che si fa realtà - di raggiungere le persone singole. Certo a Taizé è più facile, i numeri, per quanto grandi, si fermano a qualche migliaia. Qui eravamo 30.000, ma lo spirito era lo stesso. La sera del 31 sono stato cercato per telefono nella casa dove ero ospitato: mi veniva chiesto di celebrare la messa, il giorno dopo, nel paesino attorno a Rotterdam dove ero ospite. Una piccola cosa, ma un segno di "personalizzazione".
Ho scritto in fondo poche cose. In altri post ne scriverò delle altre, spero, ma il segno più grande di questo incontro è la pace profonda, il benessere da cui mi sono sentito investito, il legame profondo che sento con i miei 7 compagni di viaggio, e con tutti gli altri. E' stato bello condividere alcune di queste impressioni con A., alla fine della mattinata, in sacrestia, è una persona conosciuta da poco tempo con una storia particolare, e con una capacità non comune di entrare in profonda sintonia.

sabato 25 dicembre 2010

Natale con Precious



Solo ieri notte, mentre parlavo con una signora, mi sono reso conto di quanto questo mio natale fosse stato caratterizzato dall'incontro con Precious.
Avanti ieri ho visto il film, rimanendone folgorato. Ci sono stati dei passaggi - soprattutto nella seconda parte del film - che mi hanno fatto male: ho sofferto per Precious, di fronte alla sua solitudine, al suo essere completamente gettata in un mondo di degrado, per la violenza con cui era stata ferita.
C'è stata una scena che mi ha spezzato il cuore.
Precious ha scoperto di essere sieropositiva per colpa di suo padre, che ha abusato di lei da quando aveva tre anni e che le ha dato due figli, di cui una (Mongo), affetta dalla sindrome di Down.
Precious ha già iniziato un cammino di recupero grazie alla signorina Weiss, scrive ogni giorno qualcosa di sé sul quaderno, e questo racconto della sua vita e della sua sofferenza - di cui prende poco alla volta coscienza - è terapeutico. Ma quella mattina Precious non riesce a scrivere niente, se non una domanda: "Why me?" - "Perché a me?". La sofferenza di Precious raggiunge il suo vertice: non si sente amata da nessuno, è totalmente abbandonata in un mondo ostile. La signorina Weiss cerca di consolarla: "Tuo figlio ti ama, Precious". "Io ti voglio bene". Precious scoppia in un pianto liberatorio.
Questo amore che coinvolge l'insegnante, le sue nuove compagne, l'infermiere che la ha assistita nel parto, è un fatto concreto su cui Precious può inventarsi un nuovo futuro. Per questo decide di prendere con sè anche la prima bambina, Mongo - che vive con la nonna - e insieme ai suoi due figli di continuare in questa nuova vita che ha cominciato. L'abbandono della mamma - di fronte ad una assistente sociale che non è capace di gestire una situazione così estrema - significa per Precious una presa di coscienza e una scelta di campo: uscire definitivamente da una vita di degrado per costruirne una nuova, dove si può amare ed essere amati.

Oggi all'omelia di Natale ho raccontato la storia di Precious, per dire a tutti quanto è potente l'amore: da qualsiasi parte venga. Dove c'è un po' di amore, lì arriva la luce di Dio.

Non mi ha mai tradito



Ieri sera, quando ormai mi sentivo in preda alla sindrome natalizia, mi è successo qualcosa del tutto inatteso.
E' accaduto intorno alla messa di mezzanotte: poco prima, durante, poco dopo.
Non mi capitava da tanto tempo un cambiamento di atteggiamento, di sentimenti, così rapido e radicale.
Le cose sono avvenute in successione: prima un articolo del Post, e la scoperta di “Jesus blood never failed me yet” di  Gavin Bryars. Una scoperta molto strana, originale... ma quelle parole: "Non mi ha mai tradito" sono state una specie di folgorazione.
Poi sono arrivate le persone, gli amici, i tanti regali, e lì ho sperimentato dopo anni, credo, la gioia di ricevere: ogni pacchetto rappresentava qualcosa, un legame, un'esperienza vissuta insieme, un gesto reciproco di gratitudine, la sottolineatura di qualcosa... 
E poi c'è stata Precious. Ma di questo parlerò in un altro post.
Così la malinconia è scomparsa e sono andato a dormire (erano le due passate da un po') molto felice.

venerdì 24 dicembre 2010

Ancora un piccolo sforzo


Ancora un piccolo sforzo. Che fatica le feste!
Eppure mai come quest'anno sono arrivato senza corse all'ultimo momento. Ho il piacere di dedicarmi alle ultime piccole cose, di preparare ogni cosa senza fretta. Ho cercato di creare un po' di atmosfera, soprattutto attraverso un po' di musica. 
Ma... pur riconoscendo la bellezza di questa festa resto sulla soglia.
Natale come la domenica pomeriggio: festa e malinconia.


giovedì 16 dicembre 2010

Natale è ancora lontano


Nonostante abbia già comprato quasi tutti i regali, iniziato la preparazione al Natale a scuola e in parrocchia... quest'anno Natale mi sembra ancora lontano. Non sono riuscito ad entrare in un clima particolare. Non c'è ancora una canzone, un'immagine, una sensazione che mi abbiano preso.
Forse accadrà presto o forse non accadrà, non è importante.

(In questi giorni ricchi di incontri personali con piccoli e grandi, mi capitano cose particolarmente belle).

giovedì 2 dicembre 2010

L'insesorabile clessidra


Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti. (Lc 12,3).
Mi risuona spesso questa frase del Vangelo di Luca, mentre seguo con divertimento le rivelazioni di wikileaks. Di per sé si tratta di un evento escatologico, che sia arrivata la fine del mondo?
Non so se Assange si sia macchiato realmente dei reati a sfondo sessuali che gli vengono attribuiti. Sarei più propenso a credere che si tratti di un modo di screditare un personaggio divenuto scomodo.
Ciò che egli ha compiuto è qualcosa - al di là del giudizio morale che si voglia dare - assolutamente geniale. Sta scardinando un intero sistema - quello del potere, dei grandi della terra - fondato sulla menzogna, sull'ipocrisia, sul doppio gioco.
L'immagine della clessidra nel sito che rivela col contagocce quanto gli americani realmente pensavano del mondo, è veramente interessante. Le rivelazioni avvengono poco per volta, senza fretta. Quando l'opinione pubblica sembra essersi ormai distratta, quando gli uomini politici pensano-spearano che il peggio sia passato... ecco un'altra rivelazione, molto più compromettente della precedente. Uno stillicidio, una tortura: per gli americani che sanno quanto, giorno per giorno, diventerà di pubblico dominio; per tutti gli altri potenti che non sanno fino a che punto gli americani si siano spinti nei loro impietosi giudizi, e non immaginano di trovare tra le loro fonti amici e consiglieri fidati.
Un cortocircuito senza precedenti.
Mi ha fatto veramente sorridere la foto di Hilary Clinton con Silvio B., nel vano tentativo di cancellare con una immagine i giudizi impietosi della diplomazia americana nei confronti del nostro presidente del consiglio. Poche ore dopo dalla clessidra di wikileaks venivano fuori giudizi ancora più pesanti, questa volta con due padri nobili, due persone estremamente vicine a B.
Il fatto è che nessuno può negare l'autenticità di questi dispacci, per cui i tentativi di affermarne l'inattendibilità diventano comici e assolutamente risibili.
Il sistema dei potenti non cambia: allo sgretolamento di un sistema fondato su una doppia comunicazione (ufficiale e falsa, informale e vera), reagisce con nuova ipocrisia. Penso che dentro certe stanze in queste ore si stiano consumando rotture insanabili, cortocircuiti inimmaginabili, che verranno negati anche quando saranno  evidenti ai più.
Non so come andranno a finire le cose, eppure io credo che quest'operazione, facendo implodere un mondo falso, faccia solo del bene. Il domani - fossero anche macerie - sarà meglio di oggi.
Mi viene in mente anche un 'altra storia: parla di una casa costruita sulla sabbia.

sabato 20 novembre 2010

Temple Grandin: porte aperte



"Sono tutte porte verso nuovi mondi
Una porta si è aperta e io sono passata attraverso".

Dopo aver visto la recensione sul Corriere Tv, avevo deciso di vedere il film-tv dedicato a Temple Grandin.
Oggi ci sono finalmente riuscito, ed è stata un'esperienza speciale.
Uno di quei nuovi mondi aperti da Oliver Sacks. Un film intenso e geniale.

(La recensione di Aldo Grasso)

venerdì 19 novembre 2010

Caratteriale



Qualche giorno fa, durante i consigli di classe, la nuova collega di scienza (una signora sulla cinquantina), parlando di un ragazzo con qualche problema, ha usato la parola "caratteriale".
Per me si è trattato di una sorta di shock. Non sentivo la parola da anni: dopo un periodo in cui veniva usata e abusata come sorta di contenitore per definire caratteri difficili, al limite del patologico, la parola era completamente uscita di scena, scomparsa, sostituita da mille altre. L'irrompere della parola sulla scena è stato come entrare in una macchina del tempo. Non è stata la parola in sé a colpirmi, ma il potere, la storia, il significato che ogni parola si porta dietro.

giovedì 18 novembre 2010

Fiori gialli e rossi per Adriana Zarri



Oggi è morta Adriana Zarri. L'ho seguita sempre piuttosto indirettamente, anche se la sua personalità mi colpiva e avevo il desiderio di conoscerla meglio.
Ho letto poco fa la sua epigrafe e ne sono rimasto affascinato.
Così sono andato a cercare qualcos'altro di lei, e in un'intervista mi sono rispecchiato nelle sue parole.

Non mi vestite di nero:
è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
è superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c’è una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un’epigrafe d’erba.
E dirà
che ho vissuto,
che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.


Le capita di mettere in discussione Dio, di rivolgergli delle domande?
Sì, delle domande sì. Delle contestazioni, no. Ma delle domande sì. Vorrei sapere tante cose che lui non ci ha detto. Vorrei saper un po’ meglio che cosa succede nell’aldilà. Perché la fede ci dice qualcosa, ma non è poi che ci dica tanto. E allora, come sarà la vita futura, come sarà? Io penso e spero che sia somigliante a questa. E qualche volta gli dico: non farmi brutti scherzi perché io voglio trovare le mie rose, i miei gatti e tutto quello che ho amato sulla terra.

mercoledì 3 novembre 2010

Una sera in sinagoga, tra memoria e futuro


Oggi ho realizzato un sogno della mia vita: entrare in una sinagoga e condividere da vicino la vita dei miei fratelli ebrei. L'occasione è stata la Marcia della memoria, organizzata dalla Comunità di S. Egidio insieme alla Comunità ebraica di Genova, in ricordo della deportazione degli ebrei genovesi avvenuta il 3 novembre 1943 proprio nella sinagoga di Genova.
Ho vissuto questo evento insieme ad alcuni amici, il che ha resto tutto molto più vero e concreto.
Ho seguito con molto interesse tutti gli interventi, e sono rimasto particolarmente toccato da quello di Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma, nipote del rabbino capo di Genova deportato e ucciso nei campi di sterminio. 
Mi è parso di partecipare ad un momento solenne, di quelli che rimangono, che segnano qualcosa di più che una partecipazione. Ho percepito nettamente che io, come cristiano, mi sento totalmente solidale con gli ebrei. Di più: non posso essere cristiano se non riconoscendo e amando queste mie radici.

domenica 31 ottobre 2010

Ottobre è finito


Poco meno di un'ora e ottobre sarà passato. Mese lunghissimo, quest'anno, contenitore di mille cose.
E' strano questo mio ottobre, piuttosto primaverile nel suo ridare vita a tante realtà dopo la breve pausa dell'estate. Le sue giornate che si accorciano sono lunghissime di eventi che si susseguono.
Un mese piuttosto luminoso, a scapito del ritorno del "buio presto".
E' strano il tempo che passa e il nostro vivere sempre nel presente.

martedì 26 ottobre 2010

Il post


Da alcune settimane leggo abitualmente Il post, un giornale on-line diretto da Luca Sofri.
Si è trattato di una vera scoperta: un giornale legato all'attualità, ma indipendente e con uno sguardo internazionale. Belli anche gli articoli culturali, spesso stimolanti.
Una di quelle affinità elettive che capitano di tanto in tanto: come spinoza e luoghicomunialcontrario.

martedì 19 ottobre 2010

Fine settimana a Torino


Solitamente arrivo a sera piuttosto stanco, dopo giornate piene e interessanti: mi piacerebbe riuscire a raccontare sempre almeno una delle cose che mi capitano in una giornata, ma il più delle volte non ci riesco.
Sabato e domenica sono stato a Torino con 15 ragazzi e ragazze. Abbiamo partecipato ad una manifestazione organizzata dal sermig, conoscendo così da vicino l'Arsenale della pace.
Per la notte ci ha ospitato Graziano a Villa Speranza.
Un fine settimana molto bello. Il gruppo era estremamente vario per età e estrazione, ma ha funzionato bene. Mi piace quando le cose si realizzano in scioltezza, con naturalezza, senza forzature.

domenica 10 ottobre 2010

La semiotica di Leandro


Anche stasera molta vita alla CdG. Mi piace proprio come stanno andando le cose: proprio come avrei desiderato. L'anno scorso, quando abbiamo iniziato, è stata una scommessa, ora è una piccola, micro-realtà all'apparenza, grande perché ogni persona ha un valore illimitato. Come tutte le domeniche c'erano i piccoli e i grandi, i ragazzi della scuola e della parrocchia, i neo-universitari, amici di amici... Mi piace anche come funziona il passaparola: nessuna pubblicità, solo un cerchio di amici che spontaneamente si allarga.
Parlo sempre della CdG... Ma in queste settimane praticamente "vivo" alla CdG.
Oggi ho rivisto Leandro dopo la sua prima settimana all'università, a Milano. Ha portato i suoi appunti di semiotica e mi ha raccontato le prime tre lezioni: linguaggio quasi incomprensibile, ma molto interessanti.
La serata è cominciata con pizzette e piadine, e si è conclusa con una dotta conversazione di semiotica.
Sono anche queste le contaminazioni che mi esaltano.

sabato 9 ottobre 2010

Un breve momento di sosta



(Mentre scrivo il post ascolto: la colonna sonora di Million dollar baby)


A volte mi è davvero impossibile raccontare tutto quanto mi succede. Vorrei farlo: raccontarlo è uno dei modi più belli per fissare nel tempo quanto di bello e importante ci capita. Ma la vita gira così velocemente che non ci riesco. Molti attimi si perdono. Certo, si perdono solo nella memoria, perché rimangono in infiniti altri modi e prima di tutto sono parte di noi.


Da giovedì in avanti la mia settimana è stata più che mai intensa.
Giovedì mattina, con sei ragazzi della terza classico, sono andato a Varazze, presso una comunità per minori, a dare una mano dopo che l'alluvione di lunedì aveva fatto enormi disastri. Abbiamo soprattutto spalato fango, pulito scantinati e cortili. Mi è piaciuto come questi ragazzi si sono dati da fare, e sono stato molto bene con loro. Un'esperienza nuova per me (abbiamo lavorato insieme alla protezione civile), importante.
Venerdì sono riprese le attività di uno dei tanti gruppi della parrocchia. Quest'anno abbiamo fatto dei piccoli investimenti alla CdG (la Casa della Gioventù) e soprattutto attrezzato la cucina. Ultimamente ho passato molto tempo a preparare pizze per tutti, anche ieri sera (e anche questo pomeriggio). Cucinare a mangiare insieme fa molto casa: abbiamo ricominciato da poche settimane a ritrovarci, eppure c'è una bella aria, voglia di trovarsi, un senso generalizzato di benessere. 
Oggi sono stato alla CdG dalle due alle sette e mezzo: metà pomeriggio con i piccoli delle elementari e metà con quelli delle medie. Con questi ultimi era un scommessa: sarebbero venuti? Sono venuti, ed è successo proprio quello che avevo immaginato e sognato: la CdG era viva: in cucina c'era chi aiutava a preparare pizzette e crepes per tutti, alcuni giocavano a ping pong, altri - insieme - navigavano su internet e chiacchieravano.  Soprattutto c'era un clima bello, piacevole. 
Domani sera si ricomincia, ed è la volta dei giovani.
Quest'anno c'è qualcosa di particolare nell'aria...


C'è un'ultimo particolare che mi fa piacere in questi giorni: arrivo alla sera che ho fatto tutto quanto avevo in programma. Certo, qualcosa mi sfugge, andrebbe fatta meglio, va messa di nuovo in cima alle priorità il giorno dopo... ma le cose importanti ci sono tutte. Non so per quanto tempo durerà... ma intanto mi godo quello che ho oggi.

martedì 5 ottobre 2010

Tranquillamente


Con ottobre, giorno dopo giorno, stanno iniziando tutte le attività del nuovo anno. Molte sono la semplice ripresa delle attività degli anni passati, alcune sono del tutto nuove.
Oggi abbiamo ricominciato gli incontri del gruppo '95. Qui la novità è rappresentata dai nuovi animatori, tre persone che non conoscevo, suggerite da B., che mi hanno fatto un impressione molto positiva. Mi piace allargare il cerchio e scoprire che si possono accostare a noi persone che non avremo immaginato.
Alla fine ho accompagnato F. a casa, dopo l'estate non avevamo più avuto occasione di parlare, per cui sono stato contento di riprendere questo dialogo.
In questi giorni mi pare di fare tutto in modo più tranquillo, con meno ansia e stress rispetto agli anni scorsi. Mi fa piacere vivere in modo più leggero. Non è diminuito il peso degli impegni (che invece è accresciuto), si è alleggerito il modo di affrontarli.

lunedì 4 ottobre 2010

Ultima ora


Ultima ora in III A. Quest'anno significa iniziare alle 12.50 e terminare alle 13.45: un'ora piuttosto pesante e faticosa, non è facile abituarsi al nuovo orario. La III A è una classe a netta prevalenza maschile: ragazzi molto in gamba, personalità "nette", ma tutti insieme, a volta, un po' esuberante. Le prime lezioni dell'anno mi avevano fatto prevedere qualche difficoltà a contenerli. Tra i tanti avevo notato un atteggiamento un po' ostentato da parte di L, un ragazzo per altro considerato in genere bravo ed educato. Il suo atteggiamento mi aveva infastidito, e in queste prime settimane lo avevo dovuto metabolizzare, superando l'impressione a pelle.
Proprio stamattina, mentre preparavo la lezione pensavo a lui, e all'importanza di trovare un canale di comunicazione più diretto: dietro quell'atteggiamento, mi dicevo, forse c'è qualcos'altro.
Arriva la sesta ora. Il clima è tranquillo e molto più rilassato dell'ultima volta (o forse sono io più tranquillo e rilassato?). Finita l'ora rimango da solo in aula video a rimettere tutto in ordine. In realtà non sono solo: L. si è fermato e ha iniziato a rimettere a posto le sedie senza che io glielo chiedessi.

domenica 3 ottobre 2010

Una bella domenica


Domenica vissuta intensamente. Oggi è iniziato l'anno catechistico e dalla messa delle 11.00 in poi ci siamo ritrovati con tutti i bambini, i ragazzi, i loro genitori, le catechiste e naturalmente gli animatori. C'era aria di festa, mi ricordava certe feste paesane. Luca ha avuto l'idea geniale di fare le crepes per tutti, per cui c'erano anche le bancarelle... Una occasione in più per tessere relazioni con tutti, grandi e piccoli.
Finita la prima parte della giornata, ho avuto solo una piccola sosta, perché alle 19.00 circa inizia la serata giovani alla CdG, abbiamo iniziato domenica scorsa. Anche oggi eravamo in tanti, e anche oggi, come una settimana fa, con l'aiuto di qualcuno, abbiamo fatto pizza e crepes per tutti. E' un momento speciale questa domenica sera alla CdG, si crea un ambiente molto tranquillo, si sta bene insieme. Anche qui cresce la rete delle relazioni e delle amicizie.
Per fortuna oggi il Vangelo parlava dei "servi inutili", per cui anche io, alla fine di questa giornata, ormai "cotto" dalla stanchezza, lo posso dire molto volentieri: "Siamo servi inutili, abbiamo fatto quello che dovevamo fare".

sabato 2 ottobre 2010

Giornata produttiva


Sono alla fine di una giornata in cui sono riuscito a fare molte cose. Non solo quello che mi ero programmata, ma molto di più. Una rarità!