lunedì 28 febbraio 2011

Uno dei motivi per cui credo che fb sia una grande opportunità



Qualche settimana fa sono stato contattato su fb da un mio vecchio compagno del liceo. Non era uno dei miei migliori amici, però avevo per lui stima e simpatia. Mi ha fatto piacere incontrarlo di nuovo dopo molti anni e averlo a portata di click. Averlo tra gli amici di fb non significa tanto comunicare continuamente, ma riscoprire una vicinanza.
Ieri un altro mio compagno del liceo - a cui ero molto affezionato, un ragazzo molto buono - attraverso questo primo compagno, mi ha ritrovato e mi ha chiesto l'amicizia. E' uno dei promotori di una iniziativa di solidarietà (http://www.mikimemory.it/) nata alcuni anni fa dopo la morte di Michele, un altro nostro compagno. Grazie a lui ho recuperato questo legame, che avevo perso negli anni, e ritrovato in rete anche la moglie di Michele.
Questo "ritrovamento" multiplo mi ha dato molta gioia. Ecco uno dei motivi per cui credo che fb sia una grande opportunità.

Guardate i gigli dei campi

L'organizzazione della settimana bianca è stata ottima. Grazie all'aiuto di tutto, soprattutto di chi è venuto appositamente per collaborare alla sua riuscita, siamo riusciti a risparmiare qualcosa. Ero contento di mettere questa cifra nella cassa della CdG, con l'intenzione di utilizzarla come fondo cassa per il viaggio che faremo a Madrid quest'estate in occasione della giornata mondiale dei giovani.
Tuttavia un'incidente banale ed evitabile, ha prodotto un grosso danno al pullmino che ci avevano prestato, così che questa somma non basterà per ripagare il danno. La cosa mi è ovviamente dispiaciuta molto, e mi ha anche fatto rabbia. Poi però me ne sono fatto una ragione, anche perché mi è sembrato evidente che c'era in me un certo attaccamento a questo gruzzoletto, per quanto non fosse destinato a me.
Tornato a casa mi sono reso conto che il Vangelo di domenica era la bellissima pagina del discorso della montagna dove Gesù ci invita a non preoccuparci dei beni materiali, ad osservare gli uccelli del cielo, i gigli dei campi: Dio, che pensa a loro, non avrà a maggior ragione cura di noi? "Voi - ci dice Gesù - valete molto di più". Ho trovato così una risposta definitiva, rassicurante e rappacificante a questo spiacevole imprevisto. Altro che fondocassa, siamo i più ricchi, figli ed eredi del Creatore del mondo.

domenica 27 febbraio 2011

Una casa da adottare


Sono tornato nella bellissima casa di Chezal dopo due anni. La casa è molto bella, con i suoi spazi interni e con i tipici balconi in  legno di montagna. Tuttavia mi è stato subito chiaro che - per tutta una serie di eventi - la casa era in stato di abbandono. Non tanto nel senso materiale, quanto per il fatto che nessuno in questo momento se ne occupava. Una casa così bella lasciata a se stessa... mi è parso un assurdo.
Abitandoci per una settimana con i miei 36 compagni di settimana bianca, giorno per giorno la casa è diventata sempre più mia: ho cercato di curarla, e intanto mi mi sembrava di rispondere ad un'attesa, ad un bisogno di cura, di affetto.
Ho passato diverse ore nella notte tra giovedì e venerdì a pulire la cucina, e giovedì mattina - con l'aiuto di tutti - l'abbiamo rimessa a nuovo. Anche le case hanno un'anima.

sabato 26 febbraio 2011

Ritorno


Ritorno da Chezal-Sestriere, ritorno dalla settimana bianca, ritorno al blog dopo tanto tempo.
Dopo un grande pieno, oggi un grande vuoto, colmato da piccoli segni di ripresa: ordinare, sistemare, riorganizzare...
E' bello tornare a casa e trovare la camera pulita (grazie a Carla).
Fa piacere sapere che tutti sono stati contenti, che è stata una settimana da non dimenticare.
E' importante che quasi tutti gli ostacoli siano stati superati, che gli inevitabili momenti di tensione si siano sciolti, che sia stato percepito il grande lavoro di squadra che abbiamo fatto tutti insieme.
Un grande vuoto, dopo una settimana dilatata nel tempo e nello spazio, colmato da una grande pace.

martedì 18 gennaio 2011

Chiudere i cerchi


Non mi sembra vero che siano passati ormai sei-sette anni da quando la dottoressa Dalla Morte, nelle sue lezioni molto coinvolgenti all'internoviziato dai padri pallottini, ci insegnava a "chiudere i cerchi".
La settimana scorsa ho voluto chiuderne uno.
Durante l'incontro al Centro Mariapoli di Castelgandolfo, mi sono ritagliato un dopopranzo per andare silenziosamente a Grottaferrata. Ho preso l'autobus, sono sceso a Poggio Tulliano e ho ripercorso, a piedi, la strada fatta centinaia di volte. Con la macchina fotografica ho fissato quasi ogni momento. E ogni momento, ogni passaggio metteva a fuoco non tanto un ricordo del passato, quanto una persona. Così è stato davanti alla Virgo Fidelis, pensando a suor Maria Goretti, davanti alla casa del Giudice, le suore polacche, il Colonnello, i Gigli, Maria, Giuseppina, Giovanna... e poi Luigi e Antonello, le suore napoletane, don Raffello, Paola, Agostino, Bianca... Confesso che all'inizio mi batteva forte il cuore, ma la passeggiata, in un meraviglioso pomeriggio di sole, mi ha rasserenato.
E' stata una strana sensazione quella di arrivare a Casa Pino e di non poter più entrare, di saperla ormai abitata da altri. Ma nessuna nostalgia, piuttosto la consapevolezza di aver vissuto anni belli, di avere degli amici, delle persone care, alcune ancora vive, altre già nell'altra vita.
Mentre camminavo - sentendomi in qualche modo invisibile - pensavo a come sarebbe diverso se arrivassi a Grottaferrata oggi, come forse sarei più capace di amare la città, come desidererei entrare più in relazione con le persone: in quegli anni noi vivevamo piuttosto isolatamente, e l'apertura del cancello era stata una scelta importante, ma durata troppo poco per diventare incisiva.
Nessuna cattiva nostalgia, molta pace, e un cerchio chiuso.
Ora ci potrò tornare ogni volta che vorrò e potrò, ma sarà diverso.

lunedì 17 gennaio 2011

Di nuovo Underground


Nei primi tre mesi di scuola ho trascurato l'Underground. Raramente ho aperto la porticina di legno rossa che conduce a questo mondo "sotterraneo", preso come ero dalle tante realtà da avviare nel nuovo anno scolastico. Avvertivo però un vuoto: la mia assenza dall'underground mi impediva di essere completamente presente nel piccolo mondo della scuola. Prima di Natale, e poi nelle vacanze, mi è parso arrivato il momento di riaprire la porta: è di nuovo l'ora dell'underground. Neanche a farlo a posta contemporaneamente alla mia decisione alcuni ragazzi mi hanno cercato per riprendere a studiare insieme.
Così oggi, alle 14.30 la saletta sotterranea ha ripreso vita. Ed è accaduta una cosa un po' magica: aperta la porta, l'underground si è immediatamente ripopolata, quasi che - silenziosamente - tanti non aspettassero che quel momento. La vita è ripresa. Alle 16.30 sono andato via lasciando un bel gruppo di ragazzi a studiare. Quando sono ripassato, sul tardi, la porta era chiusa, la luce spenta, ma dentro tutto era in perfetto ordine.

lunedì 3 gennaio 2011

Ineke e Leo


Leo e Ineke mi hanno accolto nella loro casa. Una bella abitazione a Hendrik-Ido-Ambacht, una cittadina di venticinquemila abitanti a pochi chilometri da Rotterdam. Senza prevederlo, sono stato catapultato in un mondo prima di quel momento sconosciuto e inimmaginabile. Tra me e loro non c'era alcun legame, se non l'incontro di Rotterdam che aveva portato loro alla disponibilità ad ospitare due persone. Totalmente sconosciuti, nessun vero legame tra noi, ed io improvvisamente dentro la loro casa. Una situazione molto stimolante.
Per fortuna Ineke parlava un po' di italiano, per cui ci si poteva capire per le cose più importanti. Con Leo invece era più complicato.
Al primo impatto mi sono sembrati un po' impacciati, non abituati ad avere ospiti. Mi sembrava che non sapessero bene come comportarsi, nonostante la buona volontà di essere ospitali. Ed io non avevo molti mezzi per sostenere la conversazione e farmi conoscere.
Per alcuni giorni ho condiviso con loro la colazione, al mattino, e poi un po' di tempo la sera, davanti alla televisione. Giorno per giorno è accaduto qualcosa. Lentamente si è creato un legame, e queste persone mi sono apparse in tutta la loro originalità.
Ineke è una donna silenziosa, difficilmente sorride, è esile, ma piena di energia. Leo è un po' burbero, ma ogni tanto fa delle battute. La casa ha un grande salone al pian terreno, con due enormi finestre ai lati corti, ed è arredato con buon gusto: i quadri, i mobili, le candele, gli addobbi natalizi parlano di grande armonia e comunicano un senso di calore e benessere. Pian piano scopro che Ineke e Leo viaggiano per l'europa in roulotte, e ogni anno trasformano il viaggio in un libro fotografico. Così ho potuto viaggiare con loro, ripercorrendo i loro passi. Hanno due figli, dei nipoti, la mamma di Ineke, a 94 anni, è morta un mese fa. Forse per questo Ineke è un po' triste. Solo dopo i primi giorni scopro che Ineke è cattolica, mentre Leo è protestante, ma non c'è alcun problema tra loro per questo, in Olanda è la normalità.
Guardano alla tv programmi interessanti: un bel concerto la prima sera, un programma che ripercorre i mondiali di calcio per la nazionale olandese fino alla finale persa con la Spagna, un'altra.
Poi ho scoperto che le sculture che si trovano nella sala sono di Ineke che è un'artista. Lavora le pietre, la ceramica, ho osservato le sue mani e mi hanno dato il senso dell'operosità. 
Ineke cura anche una pagina sulla bibbia per i bambini (l'ora dei bambini) nel giornalino parrocchiale: lo fa da venti anni, mi ha mostrato tutte le puntate, mi ha colpito pensare che facciamo la stessa cosa (io preparo un foglietto tutte le domeniche: il vangelo dei ragazzi).
Ieri, prima della partenza, sono venuti a messa con me, nella chiesetta cattolica della città. Credo che in quel momento il legame tra noi sia stato in qualche modo "sigillato".
Credo poi di avere conquistato la simpatia di Leo, che mi ha manifestato con piccoli gesti la sua benevolenza, fino ad accompagnarmi il giorno della partenza all'autobus e salutarmi molto affettuosamente.
Non ho fatto nessuna foto della casa, di Ineke e Leo, ci ho pensato ma poi non l'ho fatto.
Questo veloce percorso dall'estraneità all'amicizia mi ha colpito molto e mi conferma nella mia idea che l'uomo è prima di tutto profondamente buono.

domenica 2 gennaio 2011

Ritorno da Rotterdam


Alle 7 del mattino, dopo un lungo viaggio iniziato alle 14 di ieri, attraverso l'Olanda, il Belgio, il Lussemburgo, la Francia, la Svizzera e l'Italia, sono rientrato in pullman da Rotterdam.
Giorni speciali, indescrivibili, e allo stesso tempo molto semplici.
Mi fa sempre uno strano effetto quando ho la fortuna di conoscere una nuova città: basta un giorno per sentirsene cittadini e, in qualche modo, appropriarsene.
Mi ero fatto alcune idee su quest'esperienza, e come capita spesso, tutte le mie aspettative sono state disattese. Il primo giorno, mentre aspettavo che la famiglia che mi ospitava venisse a prendermi, dopo il lungo viaggio di andata, e dopo lo smembramento in due del nostro gruppo (mi ero fatto l'idea che saremo stati insieme tutto il tempo), ho avuto un attimo di sconforto. Mi sono chiesto cosa sarebbe successo in quei giorni di incontro: le cose sarebbero andate bene, come quasi sempre mi è capitato, o questa volta no, sarebbe stato un fallimento? C'è sempre un momento di incertezza nelle nuove esperienze, occorre un piccolo salto in avanti, nel buio... La risposta è arrivata già la mattina dopo: tutti i ragazzi erano contenti. Ora posso dire che è stato un bene che le mie aspettative siano state disattese: mi ha permesso di vivere questi giorni con una apertura diversa.
La comunità di Taizé non mi ha deluso. L'incontro era preparato molto bene, nei dettagli, eppure non è mancato neanche questa volta l'incontro personale, mi colpisce questa intenzione - che si fa realtà - di raggiungere le persone singole. Certo a Taizé è più facile, i numeri, per quanto grandi, si fermano a qualche migliaia. Qui eravamo 30.000, ma lo spirito era lo stesso. La sera del 31 sono stato cercato per telefono nella casa dove ero ospitato: mi veniva chiesto di celebrare la messa, il giorno dopo, nel paesino attorno a Rotterdam dove ero ospite. Una piccola cosa, ma un segno di "personalizzazione".
Ho scritto in fondo poche cose. In altri post ne scriverò delle altre, spero, ma il segno più grande di questo incontro è la pace profonda, il benessere da cui mi sono sentito investito, il legame profondo che sento con i miei 7 compagni di viaggio, e con tutti gli altri. E' stato bello condividere alcune di queste impressioni con A., alla fine della mattinata, in sacrestia, è una persona conosciuta da poco tempo con una storia particolare, e con una capacità non comune di entrare in profonda sintonia.

sabato 25 dicembre 2010

Natale con Precious



Solo ieri notte, mentre parlavo con una signora, mi sono reso conto di quanto questo mio natale fosse stato caratterizzato dall'incontro con Precious.
Avanti ieri ho visto il film, rimanendone folgorato. Ci sono stati dei passaggi - soprattutto nella seconda parte del film - che mi hanno fatto male: ho sofferto per Precious, di fronte alla sua solitudine, al suo essere completamente gettata in un mondo di degrado, per la violenza con cui era stata ferita.
C'è stata una scena che mi ha spezzato il cuore.
Precious ha scoperto di essere sieropositiva per colpa di suo padre, che ha abusato di lei da quando aveva tre anni e che le ha dato due figli, di cui una (Mongo), affetta dalla sindrome di Down.
Precious ha già iniziato un cammino di recupero grazie alla signorina Weiss, scrive ogni giorno qualcosa di sé sul quaderno, e questo racconto della sua vita e della sua sofferenza - di cui prende poco alla volta coscienza - è terapeutico. Ma quella mattina Precious non riesce a scrivere niente, se non una domanda: "Why me?" - "Perché a me?". La sofferenza di Precious raggiunge il suo vertice: non si sente amata da nessuno, è totalmente abbandonata in un mondo ostile. La signorina Weiss cerca di consolarla: "Tuo figlio ti ama, Precious". "Io ti voglio bene". Precious scoppia in un pianto liberatorio.
Questo amore che coinvolge l'insegnante, le sue nuove compagne, l'infermiere che la ha assistita nel parto, è un fatto concreto su cui Precious può inventarsi un nuovo futuro. Per questo decide di prendere con sè anche la prima bambina, Mongo - che vive con la nonna - e insieme ai suoi due figli di continuare in questa nuova vita che ha cominciato. L'abbandono della mamma - di fronte ad una assistente sociale che non è capace di gestire una situazione così estrema - significa per Precious una presa di coscienza e una scelta di campo: uscire definitivamente da una vita di degrado per costruirne una nuova, dove si può amare ed essere amati.

Oggi all'omelia di Natale ho raccontato la storia di Precious, per dire a tutti quanto è potente l'amore: da qualsiasi parte venga. Dove c'è un po' di amore, lì arriva la luce di Dio.

Non mi ha mai tradito



Ieri sera, quando ormai mi sentivo in preda alla sindrome natalizia, mi è successo qualcosa del tutto inatteso.
E' accaduto intorno alla messa di mezzanotte: poco prima, durante, poco dopo.
Non mi capitava da tanto tempo un cambiamento di atteggiamento, di sentimenti, così rapido e radicale.
Le cose sono avvenute in successione: prima un articolo del Post, e la scoperta di “Jesus blood never failed me yet” di  Gavin Bryars. Una scoperta molto strana, originale... ma quelle parole: "Non mi ha mai tradito" sono state una specie di folgorazione.
Poi sono arrivate le persone, gli amici, i tanti regali, e lì ho sperimentato dopo anni, credo, la gioia di ricevere: ogni pacchetto rappresentava qualcosa, un legame, un'esperienza vissuta insieme, un gesto reciproco di gratitudine, la sottolineatura di qualcosa... 
E poi c'è stata Precious. Ma di questo parlerò in un altro post.
Così la malinconia è scomparsa e sono andato a dormire (erano le due passate da un po') molto felice.

venerdì 24 dicembre 2010

Ancora un piccolo sforzo


Ancora un piccolo sforzo. Che fatica le feste!
Eppure mai come quest'anno sono arrivato senza corse all'ultimo momento. Ho il piacere di dedicarmi alle ultime piccole cose, di preparare ogni cosa senza fretta. Ho cercato di creare un po' di atmosfera, soprattutto attraverso un po' di musica. 
Ma... pur riconoscendo la bellezza di questa festa resto sulla soglia.
Natale come la domenica pomeriggio: festa e malinconia.


giovedì 16 dicembre 2010

Natale è ancora lontano


Nonostante abbia già comprato quasi tutti i regali, iniziato la preparazione al Natale a scuola e in parrocchia... quest'anno Natale mi sembra ancora lontano. Non sono riuscito ad entrare in un clima particolare. Non c'è ancora una canzone, un'immagine, una sensazione che mi abbiano preso.
Forse accadrà presto o forse non accadrà, non è importante.

(In questi giorni ricchi di incontri personali con piccoli e grandi, mi capitano cose particolarmente belle).

giovedì 2 dicembre 2010

L'insesorabile clessidra


Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti. (Lc 12,3).
Mi risuona spesso questa frase del Vangelo di Luca, mentre seguo con divertimento le rivelazioni di wikileaks. Di per sé si tratta di un evento escatologico, che sia arrivata la fine del mondo?
Non so se Assange si sia macchiato realmente dei reati a sfondo sessuali che gli vengono attribuiti. Sarei più propenso a credere che si tratti di un modo di screditare un personaggio divenuto scomodo.
Ciò che egli ha compiuto è qualcosa - al di là del giudizio morale che si voglia dare - assolutamente geniale. Sta scardinando un intero sistema - quello del potere, dei grandi della terra - fondato sulla menzogna, sull'ipocrisia, sul doppio gioco.
L'immagine della clessidra nel sito che rivela col contagocce quanto gli americani realmente pensavano del mondo, è veramente interessante. Le rivelazioni avvengono poco per volta, senza fretta. Quando l'opinione pubblica sembra essersi ormai distratta, quando gli uomini politici pensano-spearano che il peggio sia passato... ecco un'altra rivelazione, molto più compromettente della precedente. Uno stillicidio, una tortura: per gli americani che sanno quanto, giorno per giorno, diventerà di pubblico dominio; per tutti gli altri potenti che non sanno fino a che punto gli americani si siano spinti nei loro impietosi giudizi, e non immaginano di trovare tra le loro fonti amici e consiglieri fidati.
Un cortocircuito senza precedenti.
Mi ha fatto veramente sorridere la foto di Hilary Clinton con Silvio B., nel vano tentativo di cancellare con una immagine i giudizi impietosi della diplomazia americana nei confronti del nostro presidente del consiglio. Poche ore dopo dalla clessidra di wikileaks venivano fuori giudizi ancora più pesanti, questa volta con due padri nobili, due persone estremamente vicine a B.
Il fatto è che nessuno può negare l'autenticità di questi dispacci, per cui i tentativi di affermarne l'inattendibilità diventano comici e assolutamente risibili.
Il sistema dei potenti non cambia: allo sgretolamento di un sistema fondato su una doppia comunicazione (ufficiale e falsa, informale e vera), reagisce con nuova ipocrisia. Penso che dentro certe stanze in queste ore si stiano consumando rotture insanabili, cortocircuiti inimmaginabili, che verranno negati anche quando saranno  evidenti ai più.
Non so come andranno a finire le cose, eppure io credo che quest'operazione, facendo implodere un mondo falso, faccia solo del bene. Il domani - fossero anche macerie - sarà meglio di oggi.
Mi viene in mente anche un 'altra storia: parla di una casa costruita sulla sabbia.

sabato 20 novembre 2010

Temple Grandin: porte aperte



"Sono tutte porte verso nuovi mondi
Una porta si è aperta e io sono passata attraverso".

Dopo aver visto la recensione sul Corriere Tv, avevo deciso di vedere il film-tv dedicato a Temple Grandin.
Oggi ci sono finalmente riuscito, ed è stata un'esperienza speciale.
Uno di quei nuovi mondi aperti da Oliver Sacks. Un film intenso e geniale.

(La recensione di Aldo Grasso)

venerdì 19 novembre 2010

Caratteriale



Qualche giorno fa, durante i consigli di classe, la nuova collega di scienza (una signora sulla cinquantina), parlando di un ragazzo con qualche problema, ha usato la parola "caratteriale".
Per me si è trattato di una sorta di shock. Non sentivo la parola da anni: dopo un periodo in cui veniva usata e abusata come sorta di contenitore per definire caratteri difficili, al limite del patologico, la parola era completamente uscita di scena, scomparsa, sostituita da mille altre. L'irrompere della parola sulla scena è stato come entrare in una macchina del tempo. Non è stata la parola in sé a colpirmi, ma il potere, la storia, il significato che ogni parola si porta dietro.

giovedì 18 novembre 2010

Fiori gialli e rossi per Adriana Zarri



Oggi è morta Adriana Zarri. L'ho seguita sempre piuttosto indirettamente, anche se la sua personalità mi colpiva e avevo il desiderio di conoscerla meglio.
Ho letto poco fa la sua epigrafe e ne sono rimasto affascinato.
Così sono andato a cercare qualcos'altro di lei, e in un'intervista mi sono rispecchiato nelle sue parole.

Non mi vestite di nero:
è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
è superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c’è una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un’epigrafe d’erba.
E dirà
che ho vissuto,
che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.


Le capita di mettere in discussione Dio, di rivolgergli delle domande?
Sì, delle domande sì. Delle contestazioni, no. Ma delle domande sì. Vorrei sapere tante cose che lui non ci ha detto. Vorrei saper un po’ meglio che cosa succede nell’aldilà. Perché la fede ci dice qualcosa, ma non è poi che ci dica tanto. E allora, come sarà la vita futura, come sarà? Io penso e spero che sia somigliante a questa. E qualche volta gli dico: non farmi brutti scherzi perché io voglio trovare le mie rose, i miei gatti e tutto quello che ho amato sulla terra.

mercoledì 3 novembre 2010

Una sera in sinagoga, tra memoria e futuro


Oggi ho realizzato un sogno della mia vita: entrare in una sinagoga e condividere da vicino la vita dei miei fratelli ebrei. L'occasione è stata la Marcia della memoria, organizzata dalla Comunità di S. Egidio insieme alla Comunità ebraica di Genova, in ricordo della deportazione degli ebrei genovesi avvenuta il 3 novembre 1943 proprio nella sinagoga di Genova.
Ho vissuto questo evento insieme ad alcuni amici, il che ha resto tutto molto più vero e concreto.
Ho seguito con molto interesse tutti gli interventi, e sono rimasto particolarmente toccato da quello di Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma, nipote del rabbino capo di Genova deportato e ucciso nei campi di sterminio. 
Mi è parso di partecipare ad un momento solenne, di quelli che rimangono, che segnano qualcosa di più che una partecipazione. Ho percepito nettamente che io, come cristiano, mi sento totalmente solidale con gli ebrei. Di più: non posso essere cristiano se non riconoscendo e amando queste mie radici.

domenica 31 ottobre 2010

Ottobre è finito


Poco meno di un'ora e ottobre sarà passato. Mese lunghissimo, quest'anno, contenitore di mille cose.
E' strano questo mio ottobre, piuttosto primaverile nel suo ridare vita a tante realtà dopo la breve pausa dell'estate. Le sue giornate che si accorciano sono lunghissime di eventi che si susseguono.
Un mese piuttosto luminoso, a scapito del ritorno del "buio presto".
E' strano il tempo che passa e il nostro vivere sempre nel presente.

martedì 26 ottobre 2010

Il post


Da alcune settimane leggo abitualmente Il post, un giornale on-line diretto da Luca Sofri.
Si è trattato di una vera scoperta: un giornale legato all'attualità, ma indipendente e con uno sguardo internazionale. Belli anche gli articoli culturali, spesso stimolanti.
Una di quelle affinità elettive che capitano di tanto in tanto: come spinoza e luoghicomunialcontrario.

martedì 19 ottobre 2010

Fine settimana a Torino


Solitamente arrivo a sera piuttosto stanco, dopo giornate piene e interessanti: mi piacerebbe riuscire a raccontare sempre almeno una delle cose che mi capitano in una giornata, ma il più delle volte non ci riesco.
Sabato e domenica sono stato a Torino con 15 ragazzi e ragazze. Abbiamo partecipato ad una manifestazione organizzata dal sermig, conoscendo così da vicino l'Arsenale della pace.
Per la notte ci ha ospitato Graziano a Villa Speranza.
Un fine settimana molto bello. Il gruppo era estremamente vario per età e estrazione, ma ha funzionato bene. Mi piace quando le cose si realizzano in scioltezza, con naturalezza, senza forzature.